Seppiana – “Autani di San Jacam”

Nella domenica più vicino al 25 luglio, festa di San Giacomo, si tiene la secolare processione conosciuta come Autani di Seppiana o meglio ancora come l’Autani di San Jacam. Si parte dalla chiesa di Sant’Ambrogio per risalire il versante in ombra, che porta all’alpe San Giacomo sulla dorsale che dalla Colma si spegne nella conca Ossolana. Anch’essa è di origine antichissima e secondo una petizione del 1677, fatta dai fedeli al Vescovo perché non abolisse questa tradizione, si legge:” … Li uomini della parrocchiale di S.Bartolomeo di Villa, diocesi di Novara, per antica consuetudine, anzi per cento e più anni et del quale principio non si trova memoria d’huomini hanno sempre fatto due processioni ogn’anno, l’una il giorno della festa di San Bernardo…l’altra la festa di S.Giacomo maggiore…et dove vengono processionalmente li homini della parochiale di S.Ambrogio valle Antrona, per essere territori con nanti; ne quali luoghi si sono sempre fatte le benedizioni della campagna per intercedere della Sua Divina Maestà la moltiplicazione et conservazione dè frutti et ogni altro buon ne”. Il clero non vedeva di buon occhio queste sgambate sui monti, ma la fede popolare, l’occasione di incontrarsi, la possibilità di rompere la monotonia di tutti i giorni fece il resto. Si proibì queste processioni al di fuori delle proprie parrocchie, ed è per questo che solo alcune si sono tramandate nel tempo.

Viganella – Autani alpe Cavallo

L’Autani dell’alpe Cavallo parte da Viganella e raggiunge appunto questa bella balconata che interrompe le ripidi pendici del Pizzo Ciapè, assolutamente invisibile dal basso. Questa processione è nata per invocare l’intercessione Divina per la campagna, i raccolti e scongiurare le calamità naturali. Si tratta di una processione alpina d’origine antichissima, che partendo dal centro del paese raggiunge l’alpeggio – zona di monticazione estiva denominato “Cavallo” per la caratteristica forma che assomiglia a un equino – attraversando quasi totalmente il territorio comunale. Una processione propiziatoria, lunga diverse ore di cammino intercalato da canti e giaculatorie, secondo un preciso rituale dalle origini agro pastorali e precristiane. La parola “Autani” altro non è che una corruzione dialettale della parola “litanie”, in pratica le stesse invocazioni e preghiere che si cantano durante il percorso. Ha poi assunto anche il significato di serbare memoria nei confronti di tutti gli alpigiani che su queste montagne hanno vissuto. Dal 1945 è diventata l’unica processione che oltre ai secolari valori sopra accennati, ha affiancato momenti di ricordo per i Partigiani e le vittime della guerra in Valle Antrona. Proprio sotto l’alpe, nei pressi 

delle rocce del “Lavarotto”, partì l’attacco alla corriera di linea il 5 agosto del ’44. Perirono 13 miliziani e, per rappresaglia, i tedeschi bruciarono anche l’alpe Cavallo dove, fra i roghi delle baite si salvò miracolosamente la piccola immagine della Madonna, che ora si trova nella cappelletta al centro della radura. L’episodio fu l’inizio della liberazione della Valle Antrona portata a termine dalla brigata Garibaldina “Camasco” del Comandante Balbis, che fu il preludio per la nascita della Repubblica dell’Ossola: quaranta giorni di libertà fra il settembre e l’ottobre del ’44.

Seppiana – il Gelindo

Il giorno 6 gennaio a Seppiana la chiesa parrocchiale ospita il dramma sacro popolare “Il Gelindo”, che porta in scena la natività di Gesù, vissuta dal pastore Gelindo e dalla sua famiglia. Il Gelindo di Seppiana trae spunto da un testo della rappresentazione tipica piemontese, una rappresentazione ormai scomparsa in tutta l’Ossola e in buona parte del Piemonte. Gelindo è un ingenuo e onesto contadino che si muove anacronisticamente tra Seppiana, Domodossola e i luoghi sacri del racconto evangelico ufficiale, mescolando le umili vicende del quotidiano condite dalla saggezza e dalla simpatia del dialetto seppianese.